Baggio: “Ho paura di morire anche io”. La dichiarazione shock sconvolge il mondo dello sport

Le scomparse di Gianluca Vialli e Sinisa Mihajlovic hanno sconvolto il mondo del calcio: Baggio torna a parlare della paura di morire

Dopo le morti di Vialli e Mihajlovic, icone del calcio italiano (e non solo) sono tornati a porsi domande sul legame tra calcio e doping con l’insorgenza di pericolosi e delicati tumori. Un dibattito che dura ormai da tanti anni, ma non c’è mai stata una risposta definitiva dalla medicina. Dopo le scomparse dolorose di ex calciatori gloriosi in Italia, anche Dino Baggio, ex centrocampista della Nazionale italiana, ha posto di nuovo l’attenzione su questo tema lanciando l’allarme per l’ennesima volta.

Coverciano casa del calcio italiano
Uno scorcio di Coverciano – Ansa – Radio7

Ai microfoni de Il Corriere del Veneto l’ex centrocampista, tra le altre, di Juve e Parma Dino Baggio ha rivelato tutte le sue preoccupazioni: “Non sto accusando nessuno, ma ho il terrore di stare male e di fare la fine di alcuni colleghi. Penso alle morti per tumore e leucemia di Gianluca  o di Sinisa, ma non solo. Ci sono stati giocatori uccisi dalla Sla come Borgonovo o Signorini. Come mai queste malattie colpiscono tanti ex atleti?”.  Nuovamente è subentrata la paura dopo la morte di Vialli e di Mihajlovic, ma bisogna sottolineare come non ci siano prove scientifiche circa il legame tra doping e cancro. In passato ci sono stati dei processi per doping in Italia, come quello terminato nel 2007 con la Juventus al centro dell’attenzione: in quel caso, i reati furono prescitti.

Baggio, non è l’unico: anche Tardelli torna a parlare

Tanti ex calciatori degli anni Ottanta e Novanta sono tornati a parlare in questi giorni delle dinamiche che avvenivano direttamente all’interno del loro spogliatoio. E così anche un campione del Mondo nel 1982, Marco Tardelli, ha rivelato il suo punto di vista ai microfoni de “Il Corriere della Sera”.

Dino Roberto Baggio, duello tanti anni fa in campo
Dino e Roberto Baggio – Ansa – Radio7

Tardelli ha affrontato il tema rivelando il suo punto di vista in maniera ben delineata: “Quando giocavo io, anni 80-90, non c’era quella attenzione alla farmacologia di adesso”. Poi ha aggiunto: “C’era un medico di società, simile a quello di famiglia: se il giocatore aveva un problema, il dottore lo valutava e se proponeva un farmaco, permesso ribadisco, il giocatore lo assumeva e andava in campo…”. Infine, l’ex giocatore della Juventus ha svelato: “Spero di essere fortunato, tutto qui. Non credo che ci sia un legame diretto tra le medicine prese e la morte prematura di certi sportivi. Nessuno ha mai spiegato questa relazione. Come si fa a sostenerlo? Certo che centenari nello sport non si vedono. La normalità è 80- 82-83 anni, forse perché il nostro corpo è maggiormente usurato”.