Putin a Teheran: Grano e Gas? I motivi sono molti altri

Teheran ha ospitato un delicato vertice tra Russia, Turchia ed Iran. Diversi gli argomenti da trattare, diversi gli interessi in gioco tra Putin, Erdogan e Raisi.

Il tutto in un momento storico particolarmente complesso, nel mezzo di una guerra feroce che, oltre alle intemperanze meteorologiche, rischia di farci sprofondare in una profonda crisi economica ed alimentare.

Putin non solo Gas e Grano

Perché Putin è andato a Teheran

Era dal 24 di Febbraio che il presidente russo non metteva il naso fuori dai confini sovietici ma questa volta il discorso da affrontare era molto più sentito. L’incontro in terra iraniana offre a Putin la possibilità di confrontarsi su temi per lui fondamentali specialmente con il governo di Teheran. Le sanzioni del blocco occidentale rafforzate da quelle arabo-israeliane vengono ad accentuare quell’alleanza tra Mosca e Teheran già rinsaldata nel 2015.

Lo spauracchio di uno squilibrio nello scacchiere medio-orientale sta avvicinando e spingendo le due potenze insieme alla Turchia ad un dialogo tra chi in comune ha solo un nemico. Una frequentazione quasi di facciata dove sul tavolo si cerca di coniugare interessi personali non sempre combacianti. Ma il gioco delle parti impone loro questo.

Erdogan, promotore di questo incontro cerca il via libera ad un’azione repressiva nella sua lotta ai terroristi curdi del YPG e del PKK asserragliati in Siria. Via libera che non c’è stato. Mentre Putin vede in Raisi una pedina fondamentale nel sua strategia. L’iraniano di contro cerca di non perdere il treno del gas.

La questione Siria

I terroristi non appartengono ad un solo gruppo ed un’azione contro la Siria sarebbe negativa non solo per la Turchia ma per tutta la regione. La replica della guida suprema iraniana l’ayatollah Khamenei al leader turco. I due paesi hanno offerto nel tempo il loro appoggio in questa lotta e continueranno a farlo. “Negli ultimi anni, la minaccia terroristica è diminuita grazie ai nostri sforzi congiunti” ha sottolineato Vladimir Putin rimandando la definizione di ulteriori strategie sulla questione siriana in un prossimo incontro previsto per fine anno a Mosca.

Erdogan ha incassato il colpo e si è detto pronto ad agire anche da solo. Le parole non bastano più. I focolai di Tal Rifat e Manbij vanno soffocati per stroncare il terrorismo lì dove nasce.

L’accordo sul Grano

Passi avanti per il tema molto caldo del grano. Putin ha pubblicamente apprezzato gli sforzi sostenuti da presidente turco per mediare sulla questione dichiarando che si sta per giungere ad una conclusione positiva. C’è un solo punto da chiarire, quello della riapertura all’export anche per il frumento russo.

Un nodo non da poco ma il precedente sui fertilizzanti fa ben sperare.  La carenza di un alimento fondamentale come il grano rischia di fare ben più morti dello stesso conflitto russo-ucraino. Interessi personali o meglio di stato andrebbero messi da parte e permettere corridoi umanitari per quelli che sono beni imprescindibili.

La questione gas e petrolio ne è un tipico esempio. Gli accordi tra Mosca e Teheran sulle due preziose fonti di energia sono in forte divenire specialmente dopo l’intesa da 40 miliardi siglato tra la russa Gazprom e la Nioc iraniana.

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Qui lo scenario della guerra fredda apre a nuovi orizzonti: ci saranno nuove sanzioni? L’Iran metterà sul piatto della bilancia le agognate restrizioni nucleari? La speranza è che tutto rientri e il clima si stabilizzi presto, anche dal punto di vista termometrico.