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La siccità in Italia è paradossale | Svelati gli errori del Paese con più acqua in Europa

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Redazione

Da alcune settimane l’Italia intera è vittima del caldo e dell’afa. Questo insieme all’assenza di piogge, ha sicuramente influito sul preoccupante stato di siccità della nostra penisola.

Le Regioni iniziano a pensare ai primi razionamenti di acqua. Alcune sorprendenti dichiarazioni dimostrano come tutto questo può accadere solo in Italia il paese più ricco d’acqua di tutta l’Europa.

Lo ha raccontato in un’esaustiva intervista all’AGI il dott. Erasmo De Angelis autore del libro “Acque d’Italia”. “Siamo un paese paradossale, perché siamo il Paese più ricco d’acqua d’Europa e questa è una cosa da Settimana Enigmistica. Incredibile, ma è vero”. Questa una delle affermazioni più forti dell’autore alla redazione dell’agenzia è non è la sola.

Erasmo De Angelis l’acqua, l’ambiente e le dighe

Erasmo De Angelis si è sempre impegnato, sia come giornalista che come politico, di ambiente e clima tanto da divenire un vero esperto di problematiche idrogeologiche. Ha fatto parte del governo Letta come sottosegretario con delega alle dighe ed alle infrastrutture idriche facendosi ideatore di Italiasicura la cui missione, voluta da Palazzo Chigi, è proprio quella di sviluppare strutture per contrastare tali dissesti.

Nel colloquio citato De Angelis parla di paradosso spiegandone il senso immediatamente quando riporta alcuni dati relativi al cumulato di pioggia:”abbiamo un cumulato di pioggia elevato, anche perché due terzi dell’Italia è fatto da colline e montagna e sui rilievi piove tanto”. Per meglio far comprendere la portata delle sue affermazioni arriva uno dei primi esempi che ci lascia di stucco: A Roma piovono ogni anno in media circa 800 millimetri di pioggia, a Londra 760 e però, nell’immaginario, l’Inghilterra è il Paese delle piogge”.  

Siamo ricchi di acqua?

Ma se in Italia ci sono più piogge dove finisce tutta questa acqua? La risposta la troviamo puntuale in quei dati contenuti nella pubblicazione. Questi riferiscono che nei quasi ventimila piccoli invasi e nelle 526 grandi dighe presenti oggi nel nostro territorio si recupera poco più dell’11% dell’acqua caduta dal cielo. Un dato allarmante se paragonato al 15% di mezzo secolo fa. La causa di questo drastico calo (oltre il 25%) sta, secondo De Angelis, nella mancata manutenzione delle strutture: “non essendoci manutenzione, sfangamenti, i sedimenti mano a mano si accumulano e lo spazio per l’acqua si riduce”.

Le dichiarazioni dello scrittore continuano: “siamo ricchi d’acqua, abbiamo 342 laghi, ma siamo poverissimi d’infrastrutture idriche. I grandi investimenti italiani negli schemi idrici si sono fermati negli anni ’60 dal Novecento”.

Enel Green Power diga di Rochemolles – photo web source

Da quegli anni nel nostro Paese non si sono più realizzati né dighe ne bacini di contenimento. Il perché, secondo l’autore è da imputarsi alle inevitabili conseguenze della legge Galli del ’96 che delegò tutte le risorse per l’idropotabile alla tariffa della bolletta dell’acqua cancellando così ogni voce dai bilanci di spesa di Comuni e Regioni.

Come si monitora l’acqua

Dalle parole rilasciate all’AGI sono emerse altre cose sconcertanti come il fatto che l’acqua monitorata è solo il 20% di quella totale. Quella che, per dirla in breve, con molta fatica arriva al rubinetto. Nei 600 mila km di rete idrica, quella monitorata per capirsi, di acqua, per i problemi di cui sopra, ne va perduta il 42%.

Un dato che secondo noi non necessita di altri commenti. Ma sentiamo cosa ha detto De Angelis sul restante 80%. Quello su cui non esistono enti di controllo: “Circa il 51% viene utilizzato in agricoltura, dove se ne spreca almeno la metà con l’irrigazione a pioggia, e poi c’è un 25% di acqua prelevata per usi industriali”.

L’Italia è infatti l’unica nazione che non utilizza l’acqua di depurazione. “Noi abbiamo ottimi depuratori – afferma De Angelis – da cui fuoriescono più o meno 9 miliardi di metri cubi acqua ogni anno, anche di grande qualità, trattata, depurata, e la ributtiamo a mare”.

In arrivo le sanzioni europee

Questo primato assoluto poco onorevole da Giugno 2023 ci costerà una bella sanzione della’Unione Europea. Come ulteriore ciliegina possiamo aggiungere che siamo gli unici che non utilizzando l’acqua di depurazione di cui sopra; laviamo le nostre piazze, gli automezzi e raffreddiamo i macchinari con quel poco di acqua che rimane nelle tubature malconce della nostra rete nazionale.

Un quadro veramente paradossale una situazione del quale ci si ricorda solo in momenti critici. Ricorda il giornalista: “Abbiamo avuto due grandi siccità, nel 2003 e nel 2017, ma come accade in tutte le cose passata l’emergenza ce ne dimentichiamo, rimuoviamo tutto. Dopo le grandi emozioni arrivano le grandi rimozioni. La nostra indole è questa: dimenticare“.

Di esempi ce ne vengono in mente parecchi ma per noi queste parole taglienti non sono un puntare il dito tanto per farlo ma un voler spronare a fare qualcosa di concreto. Qualcosa che vada ben oltre a dire ai cittadini di non innaffiare di giorno o di lavarsi con parsimonia. Le previsioni fatte alcuni decenni fa dagli esperti climatologi si stanno avverando e ora è il momento di prendere delle decisioni a salvaguardia del nostro paese.

photo by pixabay

“Laviamoci, beviamo, perché comunque non siamo in un’area desertica. L’igiene è la prima cosa. L’Italia ha tutte le forme dell’acqua del Pianeta Terra, dai ghiacciai alle cascate, le paludi, fiumi, laghi, laghetti” ha proseguito De Angelis. Le risorse ci sono bisogna solo farne tesoro e sfruttarle al meglio.

 

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